Priorità Programmatiche

Gennaio 3, 2008

CULTURA DELLA SICUREZZA
Dato l’aumento costante della popolazione di Anzio, dovuto anche alla vicinanza con la capitale ed ai prezzi, decisamente più accessibili, delle case, oltre che al continuo flusso migratorio da altri paesi europei e non (Romania, Polonia, Albania, Ucraina, India, Africa…), negli ultimi anni si è andato accentuando il problema della sicurezza. Troppi i furti e gli scassi che hanno segnato il nostro territorio, soprattutto in alcune zone (vedi Lavinio Stazione, Anzio centro, Villa Claudia, etc.), troppo l’incremento dello spaccio di sostanze stupefacenti e troppo il disagio vissuto dai cittadini in genere e da alcuni commercianti in particolare.
Non credo sia compito del singolo individuo e/o associazione tentare di risolvere questo problema.
Piuttosto c’è bisogno di una seria concertazione tra l’amministrazione e le forze addette a controllare il nostro territorio, incrementando, laddove fosse possibile, il personale e/o i posti di polizia. Per migliorare la sicurezza, insomma, bisognerebbe quantomeno accrescere l’azione di prevenzione e di riorganizzazione (coordinamento).
Ma esiste anche una sicurezza che dipende dal comportamento individuale (per esempio allacciare le cinture e ,quando si guida, non usare il telefonino senza l’auricolare, né tantomeno guidare in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe; moderare la velocità e rispettare i segnali, non parcheggiare sui marciapiedi, etc.) e esclusivamente dall’amministrazione comunale (per esempio mantenere funzionali il manto stradale, le fognature, l’illuminazione, la raccolta dei rifiuti, la sicurezza sul lavoro, etc.).
Come è facile intuire da quanto espresso, la “cultura della sicurezza” dipende quindi anche dalla qualità del “senso civico” della comunità.

CULTURA DELLA SCUOLA
Se è vero che il mondo della scuola è e sarà il punto di partenza per la formazione delle nuove (e per “nuove” intendo anche “diverse”) generazioni, ritengo necessario che un’amministrazione, nei limiti delle sue possibilità e dei suoi compiti, debba intervenire nella scuola, non solo garantendo la vivibilità e la sicurezza degli edifici, ma anche sostenendo le direzioni attraverso un implemento dei corsi di formazione del personale docente e di una accresciuta collaborazione nel proprio e (sfruttando anche la “messa in rete” delle singole esperienze) tra i vari istituti.
Una buona parte degli insegnanti è d’accordo ad aprirsi verso gli altri colleghi, salvo poi constatare che alla realizzazione comune di vari progetti didattici, non si è in molti. Questo in quanto la maggior parte di essi considera la professione “individualista”: e perché non si ha voglia di collaborare, e perché si considera il lavoro in équipe un’utopia, e perché, in seguito ad esperienze negative di collaborazione, si ririene opportuno tornare a sé.
Tutto ciò porta ad affermare che lavorare in gruppo è davvero più difficile di quanto non si possa credere e che gli insegnanti per riuscirci dovrebbero attuare competenze quali: capacità di ascolto e negoziazione, resistenza ai conflitti, tolleranza, pazienza….
Altrettanto importante è la collaborazione della famiglia. Bisogna rendersi conto che la scuola non è una zona di parcheggio dove lascio e poi riprendo i miei figli. Sarebbe quindi opportuno che anche i genitori si responsabilizzassero ulteriormente con l’aiuto di corsi specifici a loro rivolti.
Solo così, forse, la scuola potrà essere sempre più vicino alla vita e alle sue dinamiche.
Il fatto educativo, infatti, è “comunicazione” e “azione”: comunicazione perché lo scopo dell’istruzione è quello di trasmettere informazioni da un sistema di insegnamento (insegnante, libro, etc.) ad un sistema di apprendimento (l’alunno). Ma tale trasmissione non avviene in modo meccanico: necessita infatti della partecipazione attiva del ricevente ( azione ). La formazione dunque non è solo la mera trasmissione di cultura, ma è lo sviluppo di un “potere mentale” che consente a ciascuno di effettuare la ricerca per la costruzione di una “cultura personale”.

CULTURA DEL LAVORO
Art. 1 della Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
Art. 37: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”.
Art. 38: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.
Che dire? Sarebbe già una grandissima conquista attuare ciò che dice la nostra Costituzione e che, in sessant’anni, ancora non si è del tutto verificato.
Nel nostro caso specifico però si potrebbero trovare diversi posti di lavoro sfruttando, per esempio, la nostra storia, i nostri reperti, le nostre ville…e poi ancora: il nostro mare, la nostra tradizione culinaria, etc. Tutto questo tenendo presente che non ci si inventa “esperti di” dall’oggi al domani.
Ecco quindi la necessità di “preparare” vecchie e nuove forme professionali. L’amministrazione in questo caso potrebbe cercare di favorire delle “convenzioni” con alcune categorie specifiche, interessate a far crescere una nuova forza lavoro “consapevole“.

CULTURA DEL TERRITORIO
In questi ultimi due anni si sta verificando sulle nostre terre uno scempio mai visto, supportato dal nuovo Piano Regolatore. Quando saranno terminate le previste nuove 8000 (sic!) abitazioni, la popolazione di Anzio raddoppierà. E tutto questo senza aver previsto la necessità di nuovi
sistemi viari, nuovi parcheggi, nuove scuole, nuove fognature, etc.
Il vero e saggio politico dovrebbe conoscere che per ogni azione bisogna presupporre una reazione.
Ovvero: di fronte a simile stravolgimento occorreva mettere in cantiere, da subito, tutta una seriedi opere complementari. Non solo questo non è avvenuto, ma, in alcuni casi, si sono addirittura edificate delle strutture “abusive”.
Ebbene bisogna arginare questa bruttura! Occorre risanare anche quella parte del nostro territorio che negli anni è stata lasciata a sé stessa ( penso alla Sacida, a Lido dei Pini, a Lavinio Stazione, etc. ). Bisogna “insegnare” che il territorio è fruibile da chiunque e che ognuno è responsabile, seppure di una piccola parte; che l’immondizia si getta in alcune ore della giornata e non subito dopo che è stata ritirata; che gli arbusti e i residuati della pulizia del proprio giardino non vanno lasciati nei cassonetti; che, seppure da incrementare, esiste già la possibilità di effettuare una sorta di raccolta differenziata…
Insomma se si volesse veramente cambiare qualcosa (sogno, ma sono certo che si possa cominciare ad attuare, un ritiro “porta a porta” dell’immondizia) si potrebbe iniziare dal basso.
Intatto l’amministrazione potrebbe effettuare più controlli e cominciare a sanzionare i soliti furbi, privi di qualsiasi senso civico. E credo anche che ognuno di noi sarebbe disposto a pagare qualcosa di più, laddove i servizi fossero veramente efficienti.

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