Cogito ergo sum?!

Novembre 10, 2008

Dovrebbe essere normale “pensare” in quanto sinonimo di “essere”. Non a caso uso il condizionale, perché in effetti questo negli ultimi anni accade a sempre meno persone (o animali?). Il pensiero è da sempre una forma di “certificazione” dell’ esistenza: ma quanti hanno ormai smesso di pensare?! O forse dovrei dire: come mai pensiamo soprattutto a quello che gli altri ci inducono a pensare? Con “gli altri” voglio intendere le televisioni, i giornali, i mass-media in genere! La gente non riesce più a sopravvivere? Ma ci sono le elezioni americane! Il problema del lavoro attanaglia la maggior parte dei giovani e non giovani? Ma Berlusconi dice “abbronzato” e giù pagine e pagine di commento! Stiamo cadendo nel baratro del “mors tua vita mea” e in televisione si passano le ore a ciarlare dell’Isola dei famosi e dei suoi pietosi concorrenti! E si potrebbe andare avanti all’infinito. Quello che mi indispone in tutto questo non sono le notizie idiote che continuano a diffondere con ogni mezzo, ma il seguito che esse hanno. Naturalmente ormai tutto ha il colore dei soldi e di quel colore bisogna dipingere la nostra esistenza. Ma se in effetti ciò che contraddistingue noi “esseri umani” dagli animali è ancora “il pensiero”, allora forse dobbiamo riappropriarcene. Non per aprire bocca e, come si dice, dargli fiato, ma per riflettere (applicarsi con la mente). Ed io, appunto, vorrei fare una riflessione. Su cosa? Beh, visto che mi occupo di “cultura”…viene spontaneo!

Viviamo in un paese (e il nostro territorio non è da meno) che la Storia ha segnato in maniera forte: in ogni parte d’Italia infatti esiste un segno dei tempi trascorsi. Uno Stato presente e diligente inizierebbe a sfruttare, in senso positivo, tutto quello che ”la Storia” ci ha consegnato: Enea, Roma, il Papato etc. In un periodo negativo come quello che stiamo passando investire nella cultura, che già abbiamo, sarebbe, oserei dire, banale, semplice, scontato. E invece cosa si fa: si taglia ancora sulla cultura e, con la scusa di “razionalizzare” (che poi non sarebbe male!), si continua a togliere a chi ha già pochissimo (ricordo che gli investimenti italiani sulla cultura equivalgono allo 0,35 del PIL). Chi, come me e come noi, ha dedicato la sua vita a diffondere ogni tipo di cultura, dedicando ogni energia (fisica ed economica) a quello in cui ha sempre creduto ( e cioè che l’unico vero riscatto l’uomo lo ha avuto e continuerà ad averlo attraverso la “conoscenza”), si sente ormai ulteriormente messo ai margini e non c’è alcuno che pensa di “scioperare” per salvaguardare questo ultimo baluardo. La scuola, l’università, la ricerca sono le basi su cui costruire il mondo di domani, ma prima di riformare e ottimizzare, bisognerebbe “cambiare” noi: meno unghie finte e più facce vere, meno corpi levigati e più cervelli reattivi, meno falso perbenismo e più autorevole convinzione, meno porto (e questo riguarda Anzio) e più servizi, meno televisione e più teatro (visitate il sito di “inprogetto.org” di Nettuno), meno chiacchiere e più fatti. Noi ormai siamo stati costretti ad abbandonare, con le nostre iniziative, Anzio. Gli interlocutori non si sono dimostrati all’altezza del loro ruolo: troppa superficialità e improvvisazione, per non parlare dell’impreparazione e del loro “bisogno di appartenenza” ( o sei “con” o sei “contro”). Ma anche “gli altri” non stanno certamente brillando per le iniziative. Si parla sempre di porto, di piano regolatore, di raccolta più o meno differenziata: tutte cose importanti! Ma se non si cambiano “le teste” tutto sarà sempre uguale. E allora… è ancora vero che “cogito ergo sum”?!

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